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Compiti e responsabilità del preposto


Nell’organigramma della sicurezza così come viene introdotto dal d.lgs. 81/2008 e dal d.lgs. 106/2009, il preposto alla sicurezza occupa il gradino più in alto rispetto al lavoratore, il che, in parole semplici, significa che egli ha il compito di sovrintendere l’attività lavorativa del proprio collega.

Si deve innanzitutto precisare che il preposto alla sicurezza (formalmente definito solo come preposto, senza le parola “alla sicurezza” che sono usate solo per rendere meglio l’idea) non è necessariamente presente in tutte le aziende. Si prenda ad esempio una piccola azienda in cui il datore di lavoro dirige e sorveglia il lavoro delle proprie maestranze.

Fino all’emanazione del d.lgs. 81/2008 e del seguente decreto correttivo d.lgs. 106/2009 non era mai stata fornita una definizione formale di “preposto” secondo la moderna concezione. Veniva comunque incontro la giurisprudenza ed alcuni decreti di vecchia data, per esempio l’articolo 4 del DPR 547/55 ed art. 1 co. 4 bis e art. 4 d.lgs. 626/94 che pur non definendo la figura del preposto facevano riferimento al preposto quale figura che sovrintende al lavoro degli altri quindi generalmente un operaio specializzato con funzioni di guida e di controllo quale un capo cantiere, capo squadra o capo turno.

E’ consolidato l’orientamento secondo il quale per svolgere queste attività di giuda e supervisione al preposto viene riconosciuto un certo margine di autonomia e potere nell’impartire gli ordini al personale durante l’esecuzione delle diverse fasi lavorative.

Il ruolo di preposto coincide quindi con il verbo “sovrintendere” e pertanto le proprie funzioni sono sostanzialmente attribuibili alle seguenti:

  • supervisione delle diverse fasi lavorative;
  • controllo sulle modalità di esecuzione del lavoro;
  • rapporto diretto ed immediato con i propri colleghi;
  • segnalazione di eventuali carenze nelle misure di prevenzione e protezione nonché nei dispositivi di protezione individuali.

E’ importante comunque citare una sentenza della corte di cassazione (numero 9592 del 14.9.1991) che recita:

in tema di infortuni sul lavoro, il preposto (nella specie: caposquadra), anche se ricompreso tra i destinatari delle norme antinfortunistiche ai sensi dell’art. 4 del DPR 27 aprile 1955, n. 547, ha mansioni normalmente limitate alla mera sorveglianza siull’andamento dell’attività lavorativa, sicché la sua esistenza – salvo che non vi sia la prova rigorosa di una delega espressamente e formalmente conferitagli (con pienezza di poteri ed autonomia decisionale) e di una sua particolare competenza tecnica in campo antinfortunistico – non comporta affatto il trasferimento in capo a lui degli obblighi e delle responsabilità incombenti sul datore di lavoro, essendo a suo carico (peraltro neppure in maniera esclusiva quando l’impresa sia di modestissime dimensioni) soltanto il dovere di vigilare a che i lavoratori osservino le misure e usino i dispositivi di sicurezza e gli altri mezzi di protezione e si comportino in modo da non creare pericoli per sé e per gli altri. Ne consegue che una responsabilità del preposto è inconcepibile allorchè l’infortunio sia dipeso non da omessa o da insufficiente vigilanza nel senso suddetto, bensì dalla mancanza degli strumenti , misure, cautele e accorgimenti antinfortunistici la cui predisposizione ed attuazione spetta soltanto al datore di lavoro o al soggetto specificamente competente, cui quest’ultimo abbia conferito apposita ed espressa delega“.

Il preposto alla sicurezza non è quindi un ruolo formalmente definito ma bensì vale la circostanza che le mansioni di preposto siano realmente espletate, pertanto occorre verificare:

  • la specializzazione;
  • la competenza;
  • l’ambito della discrezionalità;
  • la posizione gerarchica del preposto.

Si concretizza quindi il ruolo di preposto di fatto in quel soggetto che impartisce ordini ai propri colleghi pur non avendo alcun titolo gerarchico per farlo, il tutto senza alcun tipo di contestazione da parte degli effettivi superiori diretti.

Secondo l’articolo 19 si ricorda che il preposto ha l’obbligo di frequentare appositi corsi di formazione secondo quanto previsto dall’art. 37″ dove il comma 7 recita:
I dirigenti e i preposti ricevono a cura del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione e un
aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro. I contenuti della formazione di cui al presente comma comprendono:

  • principali soggetti coinvolti e i relativi obblighi;
  • definizione e individuazione dei fattori di rischio;
  • valutazione dei rischi;
  • individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.

Il nostro lavoro è quello di organizzare corsi preposti con cadenza mensile nelle città di Milano e Roma oppure alternativamente corsi proposti in azienda a condizione di raggiungere un numero minimo di partecipanti.